Prova di resilienza Charpy

La prova di resilienza Charpy è una prova di laboratorio utile a misurare la resilienza di un materiale. Vale a dire, la sua capacità di resistere a forze dinamiche applicate in tempi brevissimi. I materiali con una buona resilienza sono anche materiali resistenti, dotati di buona tenacità. I materiali con una scarsa resilienza sono, invece, fragili.

Prova di resilienza Charpy: come viene effettuata

La prova di resilienza Charpy consiste nel misurare l’energia necessaria per rompere – con un unico colpo – una provetta unificata di sezione S del materiale in esame. Viene effettuata grazie all’utilizzo del pendolo Charpy che, come abbiamo visto nel precedente articolo “Pendolo Charpy: quale modello?”, fu inventato nel 19° secolo ma, è tuttora in uso nelle prove d’impatto su metalli e plastiche, per la sua semplicità di utilizzo ed efficacia di risultati.

Il Pendolo Charpy, lo ricordiamo, consiste in una pesante mazza vincolata ad un’estremità. L’altra estremità libera viene innalzata ad una certa altezza H e lasciata cadere per gravità. Lungo la sua traiettoria pendolare, la mazza si scontra con una provetta unificata, la rompe e risale nuovamente fino ad una determinata altezza H inferiore a quella di partenza.

Grazie al Pendolo Charpy è, così, possibile misurare l’angolo di risalita del pendolo dopo l’impatto sia esso effettuato con metodo Charpy o Izod. La differenza tra l’angolo di sgancio (partenza) e l’angolo di risalita (arrivo) è proporzionale all’energia assorbita del provino durante l’urto, a meno degli attriti.
L’energia assorbita viene quindi riportata, a secondo dei modelli, dall’indicatore analogico (Pendolo Charpy Modello XJJ/XJU) oppure tramite display (Pendolo Charpy Modello XJJD/XJUD) affinché l’operatore ne possa prendere nota.

Strumenti e accessori per la preparazione dei provini

La prova di resilienza Charpy è una prova distruttiva, che viene eseguita su piccoli provini del materiale in esame. I provini presentano degli intagli finalizzati a facilitare la rottura per impatto in quello specifico punto. I tipi di taglio applicabili sono principalmente due:

  • a forma di U per materiali non ferrosi
  • a forma di V per materiali ferrosi

Oltre alla gamma di Pendoli Charpy disponibili, esiste anche una serie di strumenti e di accessori utili alla preparazione dei provini unificati. Anche quest’ultimi, infatti, devono rispettare standard di forma, dimensionali, di taglio, di sezione ben precisi per la validità della prova.

In particolare, segnaliamo:

Intagliatrice motorizzata a coltello intercambiale
Le intagliatrici motorizzate a coltello intercambiabile sono utilizzate per l’esecuzione dell’ intaglio (Notch) su campioni usati per prove d’impatto secondo i metodi Charpy e Izod in funzione di quanto richiesto dalle normative internazionali di riferimento.

Intagliatrice manuale a coltello intercambiale
Le intagliatrici manuali a coltello intercambiabile sono utilizzate per l’ esecuzione dell’intaglio (Notch) su campioni usati per prove d’impatto secondo i metodi Charpy e Izod in funzione di quanto richiesto dalle normative internazionali di riferimento.

Brocciatrici
Le Brocciatrici sono disponibili automatica e manuale per l’intaglio a V dei provini secondo le normative: ISO 148 ed ASTM E 23 e l’intaglio a U secondo le normative: DIN 50115 e ISO 83 garantendo un’alta precisione e un basso livello di rumorosità.

FAQ - Prova di resilienza Charpy

Perché è importante eseguire una prova di resilienza Charpy?

La prova di resilienza Charpy permette di valutare il comportamento di un materiale quando è sottoposto a sollecitazioni dinamiche e improvvise, come urti o carichi impulsivi. Un materiale può infatti presentare una buona resistenza meccanica sotto carichi statici e comportarsi diversamente quando la sollecitazione avviene in tempi molto brevi.

Misurare la resilienza fornisce quindi informazioni utili per valutare l’idoneità del materiale rispetto all’applicazione prevista e prevenire rotture fragili, nette e improvvise.

Come si interpreta il risultato della prova di resilienza Charpy?

Il risultato della prova di resilienza Charpy indica quanta energia il provino assorbe durante l’urto prima di rompersi. In generale, una maggiore quantità di energia assorbita indica una maggiore capacità del materiale di resistere all’impatto, mentre un valore più basso può essere associato a un comportamento più fragile.

Il risultato deve però essere interpretato considerando le condizioni in cui viene eseguita la prova, perché fattori come le caratteristiche del provino e la temperatura possono influenzarne l’esito. Per ottenere risultati significativi e confrontabili è quindi importante operare secondo il metodo previsto dalla normativa di riferimento.

Nell’ambito della consulenza su misura pre-vendita, i tecnici AMSE aiutano a individuare la macchina prova materiali, la configurazione e gli accessori più adatti alla prova da eseguire e alle specifiche esigenze del laboratorio.

Qual è la differenza tra intaglio a V e intaglio a U nella prova di resilienza Charpy?

Nella prova di resilienza Charpy viene generalmente utilizzata una provetta a sezione quadrata, con dimensioni di 10 × 10 mm e lunghezza di 55 mm, che può presentare un intaglio perpendicolare al suo asse maggiore. L’intaglio può avere geometria a V oppure a U e crea una zona di concentrazione delle sollecitazioni, nella quale si innesca la frattura durante l’impatto.

A seconda della geometria utilizzata, si parla di resilienza KV nel caso dell’intaglio a V e di resilienza KU per quello a U. Esistono anche provette prive di intaglio e in questo caso si parla di resilienza KVW.

La lavorazione dell’intaglio richiede particolare attenzione proprio per il ruolo che svolge nell’innesco della frattura. Dimensioni del provino e dell’intaglio sono definite dalle normative di riferimento e devono quindi essere rispettate nella preparazione del campione.

AMSE supporta inoltre i laboratori nell’individuazione degli strumenti più adatti per la preparazione dei provini e degli intagli, in funzione del materiale, del metodo di prova e della normativa applicabile.

Perché geometria e dimensioni del provino sono importanti nella prova Charpy?

Nella prova di resilienza Charpy, forma e dimensioni del provino sono importanti perché fanno parte delle condizioni che possono influenzare il risultato. Per questo le normative definiscono le caratteristiche geometriche dei provini utilizzati e, quando vengono impiegati campioni di dimensioni differenti, il confronto deve essere effettuato tra provini di forma e dimensioni analoghe.

La standardizzazione del provino permette quindi di eseguire le prove in condizioni definite e di ottenere risultati confrontabili, evitando che differenze nella geometria del campione ne condizionino l’interpretazione.

Una corretta preparazione del campione assume perciò un ruolo importante nell’esecuzione della prova. AMSE affianca i laboratori nella scelta degli strumenti per la preparazione dei provini più adatti, come intagliatrici e brocciatrici, in funzione del materiale, del tipo di campione da realizzare e delle tolleranze dimensionali previste dalla normativa di riferimento.

Quali materiali possono essere sottoposti a una prova di resilienza?

La prova di resilienza Charpy può essere applicata a diverse tipologie di materiali, tra cui metalli e leghe metalliche, polimeri e materiali compositi. Attraverso la misura dell’energia assorbita durante l’urto, la prova permette di valutarne il comportamento alla rottura in condizioni dinamiche.

Queste informazioni risultano particolarmente utili quando i materiali sono destinati ad applicazioni nelle quali il comportamento in caso di impatto rappresenta un parametro importante. La prova Charpy trova infatti applicazione in diversi ambiti industriali, tra cui automotive e trasporti, aerospazio, edilizia e infrastrutture, energia e industria meccanica e metallurgica, per caratterizzare materiali destinati a componenti e strutture sottoposti a urti o sollecitazioni dinamiche.

Strumenti e sistemi di prova in evidenza

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Pendoli per polimeri

AMSE propone una gamma completa di strumenti scientifici per l’esecuzione di prove d’impatto sui materiali polimerici secondo i metodi Charpy e Izod.

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Pendoli Charpy per metalli

I pendoli AMSE serie JBW sono la soluzione ideale per le prove di impatto sui metalli in accordo alle normative internazionali ISO 148, ASTM E 23, EN10045. Sono disponibili in versione da 150 J,300J, 450J , 500J e 750J.